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Rockit - http://www.rockit.it/pub/c.php?x=00000456
06-10-2004
Spazio Giovani 2004
Foggia - Teatro Mediterraneo, 04-09-2004
di Enrico Rigolin (e-mail: sherwood(at)rockit dot it)
Vado...
Svanita la possibilità di scendere in auto con altri giurati, torna
utile l’Intercity che porta a Lecce; a Rovigo, assieme a me, salgono
militari assonnati ma ansiosi di licenza, di casa. Il posto è già
prenotato, ed ovviamente negli scompartimenti prima e dopo il mio l’ambiente
sembrava più accogliente, mentre nel mio... sorvoliamo. Inquietante
però, dalle parti di Senigallia, la scoperta che il giovine sonnecchiante
alla mia sinistra indossava una vistosa fondina da cui spunta... una pistola
(!!!) e punta dritta sul mio ginocchio sinistro, mentre lui gigioneggia
di continuo coi suoi due cellulari. E m’inquieto, mi agito, sbuffo…
quella cosa è fatta per fare male… e perché ce l’ho
così vicina? Sto solo andando a Foggia, sono in giuria a “Spazio
Giovani”. Più tardi, il controllore lo inviterà ad evitare
di esibire il ferro, a riporlo in valigia, ma il caramba 19enne, che fa
l’ausiliario, lamenta che nella sua caserma non c’è la
cassaforte e gli tocca portarsi il pesante fardello appresso, e se va in
bagno mica può rischiare di lasciarlo in valigia, si sa mai cosa
si va incontro e... ecco,:sette ore seduto con un sonno da far schifo, e
una calibro nove a 20cm dal mio fianco sinistro, a sfogliare il “Corriere
della Sera. Manco la forza di leggere un romanzo serio, una rivista decente.
Orbene, andrebbe già chiarito che in questi nostri “reportage”,
di cui mastro Fiz è notoriamente caposcuola et padrino, digressioni
simili a quella di poc’anzi sono tranquillamente ammesse.
Oh, però è pur sempre la musica, a guidarci, no? Quindi, dopo
aver trovato all’arrivo la faccia amica di Bruno Cavaliere, una breve
siesta e l’incontro con Damir Ivic, giurato anch’egli, eccellente
penna che potete apprezzare su “Il Mucchio Selvaggio”, nonché
mio vicino di stanza. Si cena assieme nel ristorante semivuoto dell’hotel,
con i gruppi già tutti al festival, scoprendo poi di avere gli altri
giurati lì a pochi metri da noi. Consti agli atti che parecchie delle
definizioni/impressioni che di seguito leggerete in merito ai gruppi in
concorso sono frutto anche delle valutazioni di quell’adorabile e
compassata enciclopedia ambulante che è Damir Ivic, squisito veronese
serbo-croato visto più volte a Bologna e... niente, volevo dirlo,
che quando - specie nella prima sera - boccheggiavo privo d’ispirazione,
c’era Damir pronto a dirmi la sua, fornire termini precisi che parevan
fatti apposta per riempire i miei generici indecisi “boh-bah”.
Prima sera
Bell’invenzione il bus navetta apposito per portare i gruppi dall’hotel
al ‘Teatro Mediterraneo’. Nei camerini, i saluti agli altri
giurati: Fernando Fratarcangeli di “Raro!”, Saverio Gatto di
Mescal, Adriana Ancora dell’etichetta Point of View, poi 2foggianicollepalle:
Renato Cavaliere del sito “City Music” e Mario De Vivo, che
se scrivo tutto quello che ha fatto mi ci va un tomo. Infine figure più
istituzionali: l’assessore alla cultura e spettacolo Potito Salatto
e la signora Gloria Fazia, funzionario dell’assessorato. Ma sulla
giuria torneremo quando sarà ora di “votazioni”, basti
qui completare l’elenco con Pasquale Sabatelli di Radio Norba e ‘miss-I-don’t-smile’
Anna Langone de “La Gazzetta del Mezzogiorno”.
Conduce... sì, ancora lui!! Da “Uno Mattina”, Luca Di
Nicola! Guardo pochissimo la tivù, ma mi è successo di vederlo
sullo schermo, dritto elegante abbronzato e muy professional, proprio come
accade a “Spazio Giovani”.
Sto annoiando? Ok, parliamo di musica.
E’ la prima di due serate ‘eliminatorie’, che sanciranno
i nove gruppi che il sabato si contenderanno il Premio ‘Città
di Foggia’; ore 22.02, si spengono le luci, De Nicola non necessita
di rodaggio alcuno ed introduce gli Exlex, autoctoni pescati da “Aspettando
Spazio Giovani”, sorta di prequel tenutosi a maggio 2004 che assegnava
tre posti alle band di Foggia per le finali di settembre, nonché
autori di un rock (soft) in italiano in cui gran parte del giuoco si regge
sulla voce di Valentina, sorta di incrocio tra la Oxa e la Ruggiero.
Devo ancora entrarci, sicché gli appunti di questa prima serata sono
davvero stringati, come fossi stato spaesato, ma non lo ero proprio: la
lattina di birra costava un euro, l’ambiente accogliente e Damir al
mio fianco era una colonna di sicurezza. Sono i Festival, mi dico, bisogna
fare un piccolo reset dei propri gusti, ed entrare nell’ordine di
idee che sentiremo i generi più disparati - però questi Gnut
che ora salgono sul palco mi par di averli già sentiti. Parte il
contrabbasso, si sovrappone il basso, poi sax e chitarra: bel clima, ma
entra la voce a “screziare l’idillio” (sì, ho scritto
così! Ma che droga avevano messo nel sugo di pomodoro?. ..”screziare
l’idillio”...), però l’impasto rimane superiore
ai primi, ed il breve brano di apertura conduce ad un secondo ben più
ritmato.
Tutto sommato convincente jazzino cantautorale.
Gli Skandalo al Sole partono con “meno due punti perchè hanno
ska nel nome”, sentenzia sorridendo Damir; loro son belli energici,
ska, ecco. Secondo brano che esce dal seminato della battuta in levare,
complice un bel giro di chitarra à la Placebo, mentre il cantato
rimane smaccatamente pop-italico; l’effetto, simile a quello che suscitavano
gli Statuto quando si erano buttati sul brit-pop. Col senno di poi, proprio
questa disomogeneità di stili potrebbe essere costata agli alla band
l’accesso alla finale, nonostante il voto del sottoscritto.
E’ la volta di Paolo Pallante, farmacista di Tivoli, nei confronti
del quale noto paion tutti ben disposti. Parte con un recitato, ma poi ci
propina la sua versione di De Gregori che imita Capossela che fa il verso
a Fossati. Bravo è bravo, per carità (ad esempio suona davvero
bene la chitarra fingerpicking). Nel secondo pezzo entra ad accompagnarlo
la band locale dei Favonio, e gli sembra cucita addosso! Solo più
avanti, scoprirò trattarsi d’un connubio recentissimo, voluto
probabilmente per evitare l’esibizione del Pallante per solo chitarra
e voce; un set, il suo e dei/coi Favonio, piuttosto lungo ma tecnicamente
ineccepibile.
I Granma: è buono il sound, cantato petulante, adrenalinico nei movimenti,
certamente folgorati - i leccesi - dalle nuove ossessioni, solo più
smaccatamente eighties nel groove. Remix di considerazioni mie e di D. Ivic,
ancora non consci del fatto che i Granma suoneranno anche sabato, con piglio
ancor più convincente ed ammaliando qualche giurato.
Da Foggia anche i Radiolondra, le cui note stampa parlano, e con esse il
presentatore amante dei superlativi, di ‘digital flower power’.
Chiamiamolo piuttosto semplicemente rock a due-chitarre-basso-batteria,
ché di digitale... Il primo pezzo riprende inconsciamente un riff
dei No Doubt, alla fine invero prescindibili. Preferisco i Radiofiera, manca
fantasia nella scrittura dei pezzi.
Presente le righe di cui sopra? Mica una cantonata del vostro cronista:
solo la fedele riproposizione delle annotazioni malamente vergate in tempo
reale, che però paiono ora forse ingenerose ed eccessivamente severe,
se è vero che poi andranno alla finale.
Non manca mai il reggae, di versante roots, quello propugnato dagli Omnia
Mundi, da Napoli, che nel secondo brano virano però sul cantautorato
insipiduccio stile Stadio. Eppure mietono consensi a “Demo”
su RadioRai, ma non cerco altri riferimenti, semplicemente lasciano il tempo
che trovano, ed aumentano le mie perplessità sulle scelte dei tipi
di ”Demo”, per quel poco che son riuscito ad ascoltarlo. Massimo
rispetto comunque a “Demo”: gli sia dato assoluto onore, sia
chiaro! Mandare sulla radio pubblica demo-tape di gruppi emergenti/autoprodotti
est opera buona et onorabile).
Ultimo gruppo della prima serata i foggiani Gallery of Lore, con
pezzi in inglese, pot-pourri di generi metallici-pop, col secondo brano
che si allunga in una - eccessiva per il concorso, ma musicalmente valida
- coda. Teresa diventa Terry, la mise metal, le atmosfere sull’epico
andante. Niente male, se bazzicate i Lacuna Coil. Qualcuno ancora si chiede
come diamine abbian fatto a finire sul cd, ad andare in finale, eppur son
parsi, al sottoscritto ed al prode Ivic, freschi e piacevolmente impudenti
- forse c’era bisogno di sentire un po’ di distorsioni e pose
tamarre?
Già dal secondo o terzo gruppo, Damir pur senza perder la sua proverbiale
concentrazione s’intrattiene con una bellissima lettrice del Mucchio,
foggiana anch’essa e dal solare sorriso: la carta stampata batte internet,
poco da fare...
La prima serata è volata, nessun gruppo-folgorazione, un livello
tecnico - quello sì - piuttosto alto.
Seconda sera
Temo che l’Assessore m’abbia preso la penna nera, quella bella
(ma non troverò mai il coraggio di tornare a chiedergliela), ché
gli appunti della seconda serata sono scritti in blu. Il Festival entra
nel vivo ed eccomi pronto dopo un gradevole pomeriggio trascorso sulla spiaggia
di Mattinata, poco dopo Manfredonia, assieme all’imprescindibile guida
locale Renato Cavaliere e con Adriana di Point of View - ho anche acquistato
una bottiglia di olio d’oliva, di quello fatto in casa, non filtrato,
genuino.
Prima dell’apertura delle danze, l’impianto manda i R.A.T.M.
e a ruota i St. Germain per la sigla di apertura, con Luca che guadagna
il proscenio rammentando di quando gli venne appioppato, da quegli stessi
spalti anni prima, l’appellativo di Rocco Siffredi. Eppure ci somiglia
ancora.
Primo gruppo i Pivirama: “Quello che sembra” parte con un riffone,
ma nella strofa la cantante palesa una voce flebile ed insicura e non va
meglio col ritornello. “Non mi inganna” è il titolo del
secondo brano proposto e... ecco, siamo lì: assegno - ahimè
- mi vedo costretta ad assegnare ai palermitanti la Palma di peggior gruppo
di questa seconda serata. Carinissima la cantante, lette le positive recensioni
su Rockit: sembrano evidentemente aver accusato il colpo di dover mostrare
i denti nel giro di solo un paio di brani.
Uah ciù frì fò, ciao, arrivano già i... Jailsound,
bergamaschi di cui avrete già letto un gran bene su queste pagine.
Già sul palco di “Voci per la Libertà” e “RockitEyes”,
dal loro apprezzabile repertorio scelgono due pezzi di eccessivo odore 80’s
che stentano a decollare. I giurati tutti, comunque, paiono apprezzare assai
di più il secondo brano (non a caso, difatti, nella sera della finale
opteranno per un’accoppiata diversa). Bel tiro comunque, ed in continua
crescita, anche se nell’occasione orfani di Fidel Fogaroli, prestato
ai Verdena.
Col consueto stuolo di superlativi, Di Nicola introduce i napoletani A67.
Rap in dialetto, il dottor Ivic alle mie spalle, esperto dell’ambito,
alza l’angolo sx della bocca in una smorfia che equivale al più
classico dei “Mah!?!”. Volete la pippa da esperti sugli A67?
Rime in off-beat ma col verso chiuso male: più fumo che arrosto,
insomma.
Salgono sul palco i Melon Rouge, nome curioso, ma non c’è Nicole
Kidman. Scrivo questa stupida cattiveria, poi con “The real thing”
il trio casertano mi acchiappa per bene. Bel rocchettone indie à
la Joe Leaman, ottimo l’inglese, le melodie, la pacca: li voterò,
vadano alla finale!
Pennelli di Vermeer, e vai col valzer della pipa operaia: retorici, forse
progressive, Branduardi+cristinadavena+metal+teatrali+arabeschi+(de)componibili
ghirigori + filastroccari. Insomma, un minestrone indigesto. Definire ingredienti
e sfoltire, prego.
E’ poi la volta degli Acquaforte, da Livorno: musica cantautorale,
ben fatta. Gli scalmanati impreparati al genere fischiano, lui recita imperterrito,
e fa bene: va avanti Paolo Conte, sfoggia il tuo kazoo, raccontaci una storia.
Saranno poi - dolorosamente - esclusi dalla finale, gli Acquaforte, ma dovrò
arrendermi alla forza dei numeri di una giuria che forse gli ha preferito
Paolo Pallante, o che - più probabilmente - non avrebbe mandato sul
cd i Gallery of Lore. Beh, un po’ alla volta sto anticipando
vincenti ed esclusi, non è giusto!
Giungono dall’Olanda i Rubiq, casualmente origliati nel sound-check
durante il mattino, che propongono un primo brano funk molto persuasivo,
poi calano un asso con il quasi trip-hop in salsa Muse di “Now we
lay on the floor drinking some whiskey”. Tecnica eccelsa, una cantante
bionda capace di spaziare sino alla lirica, confermano l’ottima impressione
del check, specie quando a Sanne si aggiunge a cantare il tastierista Yoshi
(probabilmente la mente del gruppo), con una parte che inizia Belle and
Sebastian e finisce in gran falsetto Midnight Voltures. Bravissimi.
Fanno elettronica i Dabol, basso spaccaventre da Napoli. Raiss saluta in
lontananza i suoi epigoni i quali, seppur privi della sua capacità
melodica, sciorinano basi dubbeggianti degne di nota. Questi! Sì,
questi son quelli che la notte precedente alle 4 del mattino al piano di
sopra facevano un gran bordello: eccoli qui, a sfogare tutta la loro carica
in questo ragamuffin-jungle... speriamo che stanotte se ne stian quieti,
ch’io son uno di campagna.: )
...che giurato professionale, l’olio d’oliva direttamente dal
produttore, le donne e le piazze di Foggia. Nota nostalgica, pardon.
E’ il momento della Votazione. Mica tanto rilassata, si viaggia a
monosillabi, c’è solo da decidere chi accede alla finale del
sabato, non il vincitore. Alcuni “Sì” del sottoscritto
diventano “No” nella bocca di altri giurati, e viceversa. Dei
nove gruppi in programma per ognuna delle due serate, due mancavano: gli
Apple Scruffs da Palermo ed i Markonee da Bologna, che non hanno potuto
presenziare per. ... che ne so. Giusto menzionarli, però, perchè
in totale sono arrivati qualcosa come 524 (cinquecentoventiquattro!!!!)
demo.
Rullo di tamburi, adesso... vanno in finale, in disordine: Paolo Pallante,
Melon Rouge, RubiQ, Granma, Jailsound, Dabol, Gnut, Radiolondra e Gallery
of Lore. Mi adeguo al verdetto, identico al mio responso per 7/9.
Si va in centro: giurati, una-bellissima-lettrice del Mucchio, presentatore
e amici vari, a polemizzare ed analizzare l’esito, a goderci la notte,
incluse le brioches fresche di quel baretto proposto da Mario De Vivo, altra
bella enciclopedia ambulante...
L’ultimo giorno: la finale
Colazione cogli occhi gonfi. Facciamo un giro in centro, chè di giorno
ancora non l’abbiam visto, e incappiamo nel matrimonio di Rosa e Francesco,
degno di menzione per i pochissimi invitati tutti col muso lungo, poi torniamo
in albergo per pranzare e concederci una siesta - non Damir (stakanov)Ivic,
alle prese con la stesura di un libro di prossima pubblicazione per Giunti
da terminare. Nel tardo pomeriggio con Adriana accompagno Fernando Santarcangeli
in un negozio di dischi.
Il negoziante spiega che lui, per la catalogazione e la prezzatura di tutti
quei vinili, utilizza il mensile Raro!, e rido sotto i baffi: ti abbiam
portato il direttore, uno dei massimi esperti della penisola in materia
di collezionismo! Dopo aver spulciato una buona quantità di vecchi
45 giri italiani, Fernando poco alla volta svela la sua identità,
modesto esegeta disponibilissmo a condividere parte il suo vastissimo sapere.
A nulla serve la provocazione, lanciata la sera precedente: “Voi collezionisti
cercate l’oggetto raro, ma non v’importa davvero del contenuto
del disco”; occorre ammettere che il baffuto direttore è anche,
al di là di tutto, un vero, grande appassionato di musica.
Dicevamo: è sabato sera, al Teatro Mediterraneo già quasi
le 22.30, e forse la popolazione foggiana ha atteso la fine di Italia-Norvegia,
per arrivare assieme alle prime note degli Gnut, che convincono di più
della serata eliminatoria. Il cantante imbraccia una Gretsch del ‘63,
la sua performance vocale stavolta è più caratterizzante (ricorda
Marco Parente nel secondo brano)
Tocca poi ai Gallery of Lore, e non mi pento di averli votati. Scrivo
la frase di cui sopra, e dopo un minuto Damir alla mia destra sgomita: “Resto
convinto di quello che abbiamo fatto”. E me li godo. Il livello stasera
sarà alto, ne uscirà un bel cd, vario com’è naturale
che sia in simili casi.
È il momento dei Melon Rouge, la sorpresa di questo Festival. I suoni
in avvio non sono ancora ben messi a fuoco, ma via via le cose si aggiustano,
ben si sposano le due voci assieme, e mentre il basso traccia linee inconsuete
ed efficaci, la chitarra spacca pure una corda. Piacciono.
Modificano fortunatamente la scaletta i Jailsound, riuscendo financo a coinvolgere
il pubblico con dei cori durante il primo brano. Volo dietro le quinte per
consegnare il premio Rockit: dopo i molti contatti, i concerti e soprattutto
il ‘Primascelta’, a Foggia siamo così riusciti a materializzare
il tutto in una targa!
Sul palco, mentre consegno il premio il presentatrore Di Nicola a suo perfetto
agio scherza e mi accusa d’essere ingrassato; vorrei mettergli le
mani addosso, stritolargli gli attributi come Benigni, ma ho solo il coraggio
di accennare, poi mi ridicolizza per via dell’accento veneto. La vendetta
giungerà di lì a breve, quando in parecchi si getteranno nel
coro “Rocco! Rocco!” a lui indirizzato: tiè!!
Salire sul palco è stata anche l’occasione per vedere un lato
di Spazio Giovani che mi mancava: nel backs-tage tensione, cumuli di strumenti,
esercitazioni last-minute e sorrisi.
Pallante & Favonio, questa accoppiata messa in piedi solo pochi giorni
fa se la cava ancora alla grande, ma rimane che nella votazione finale non
mi sbilancerò troppo: fine chitarrista, il nostro paga un grande
dazio ai nomi già in precedenza citati (ossia: Capossela & Fossati).
Ecco ancora gli olandesi Rubiq, tocco di internazionalità al festival,
il cui cd a dire il vero si rivelerà non all’altezza del live;
funky mordente e quel po’ di mestiere nelle movenze, tanto che continuo
a preferire il secondo brano, “Whiskey”, che consta in pratica
di due parti distinte, anche se Damir pensa che ci sia ancora qualcosa da
mettere a fuoco.
Annuiscono e battono i piedi a ritmo i giurati con gli Gnut: presentazioni
in pieno stile Samuel/Subsonica, incapace di fermarsi un istante il cantante,
sono in pratica due potenziali singoloni quelli suonati dai leccesi, trascinante
electro-pop. Curioso di verificare la loro tenuta sulla lunga distanza...
Giocano in casa i Radiolondra, che stavolta colpiscono maggiormente, col
loro rock stradaiolo dai ritornelli al sapore bitt.
Inizio a pensare ai voti, ai numeri. Ché si potrebbe optare per quell’odioso
quanto efficace metodo di tenere tutti bassi e dare il massimo al gruppo
che si vorrebbe vincitore... Ma non sarebbe corretto, non l’ho mai
fatto e... col senno di poi: non ce n’è stato bisogno!
I Dabol intanto si rendono protagonisti di un simpatico siparietto con Di
Nicola, gli rendono pan per focaccia aizzando la folla a suon di “Rocco!
Rocco!”: hanno dei bei suoni, ma sarà l’età, sarà
il mood del momento, a me ‘sto ‘ragamuffin vesuviano’
risulta un pelo indigesto...
Qui si fermano gli appunti, segno che il blocchetto è rimasto chiuso
mentre ci serravamo nello stanzino che avrebbe deciso l’assegnazione
del Premio “Città di Foggia” ai Melon Rouge e quello
della Critica ai RubiQ.
Senza eccessivo sindacare, con la forza dei numeri... certo, non verdetto
unanime, ma esattamente quello che speravo, inclusa la grande dimostrazione
di correttezza dimostrata da parte del funzionario Fazia, che si asteneva
dal votare, sia dell’Assessore, con dei voti equilibrati e pensati.
Che macchina organizzativa, che passione, dietro certi concorsi… un
impegno che coinvolge tutto l’anno, dalla presentazione al M.E.I.
alla diffusione del bando sino all’evento vero e proprio.
L’edizione di “Spazio Giovani 2004” è perciò
vinta dai Melon Rouge, giusto così.
Telecamere televisive, saluti e scambi d’indirizzi coi gruppi, qualcuno
inevitabilmente deluso, altri comunque contentissimi dei giorni trascorsi
a Foggia; chi è riuscito a farsi una gita, chi s’è divertito
in albergo, chi lamenta scherzosamente ma non troppo i ripetuti e lunghi
sound-check - ma sta forse proprio nella meticolosa preparazione di ogni
liveset una delle chiavi per la riuscita di queste serate, in cui i cambi
palco sono stati velocissimi, assolutamente indolori.
Chissà se ho reso l’idea. Qui, via da Foggia, ascoltando La
Cabra Mecanica e “Desaparecido”, Coltrane e Fermin Muguruza...
è che son passati alcuni giorni, pochi per la verità, e per
certi versi, come cantava qualcuno “ho tutto in testa ma non riesco
a dirlo”.
Fuori la mietitrebbia ha modificato il paesaggio, il vento fresco annuncia
felpe, mentre Foggia era così gioiosamente - ai miei occhi - vacanziera...
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